Patto di non concorrenza sproporzione tra corrispettivo del patto e penale





A giugno 2019 ho firmato il patto di non concorrenza per l'azienda per cui lavoravo, sapendo che di li a poco avrei cambiato lavoro e vedendola come una opportunità di guadagno, visto che il settore nel quale sarei andato non aveva nulla a che fare con quello nel quale ero occupato nel momento della stipula del patto. Il patto prevedeva un corrispettivo di 400€ lorde mese, una validità di 2 anni dalla cessazione del rapporto e una clausola, in caso di violazione, pari addirittura a 2 anni di paga a imponibile IRPEF da restituire (circa 60000€).
Chiedo innanzitutto se c'è stata una sproporzione tra corrispettivo e clausola (da quello che ho letto, non è corretto chiedere più di quello che si è dato) e quindi ci possono essere gli estremi per l'annullamento.

 

RISPOSTA

 

Secondo la giurisprudenza, non sono conformi all'articolo 2125 del codice civile, i patti che prevedono la corresponsione di un compenso di “carattere meramente simbolico, iniquo o sproporzionato” (come enunciato dalla Cassazione, sentenza n. 4891/1998). Secondo la Cassazione, nella valutazione dell’importo idoneo le parti sono chiamate a correttamente ponderare l’entità del sacrificio imposto al lavoratore, la relativa retribuzione e livello professionale, nonché la misura dei “minori guadagni che questo potrà realizzare e delle eventuali maggiori spese” che sosterrà per “modificare il luogo di lavoro o per acquisire una nuova professionalità”, ritenendosi con ciò la congruità di un corrispettivo che oscilli, generalmente, tra il 15% e il 35% della retribuzione (Tribunale di Milano, sentenza del 18 giugno 2001, sentenza del 5 giugno 2003, nonché sentenza del 22 ottobre 2003).



Altra informazione che chiedo è: quando ho ricevuto la liquidazione, non c'è stata nessuna voce di corrispettivo per il patto. Quindi in pratica, avendo cessato il rapporto il 30 settembre 2019, ho ricevuto in totale 1600€ lorde.

 

RISPOSTA

 

Posso esaminare il testo del patto di non concorrenza?
Generalmente si corrisponde l'indennizzo mensile, in ragione dei mesi lavorati e non del periodo successivo alla risoluzione del contratto.
A mio parere, la prassi dell'azienda è corretta, tuttavia resto in attesa del patto di non concorrenza da esaminare. Cancella pure i dati personali prima dell'invio.



Da quello che sapevo avrei dovuto ricevere i 400€ lordi per ogni mese dei successivi due anni dati mensilmente o in unica soluzione. Ma fino adesso nulla. Ci sono gli estremi per l'annullamento e chiedere un indennizzo a riguardo verso l'ex datore nell'eventualità che le mie supposizioni siano corrette, cioè non aver ricevuto nessun corrispettivo dopo la cessazione del rapporto? Oppure è fattibile risolverlo versando solamente i 1600€ ricevuti? Per assurdo potrei chiedere che, visto che la clausola prevede 2 anni di paga, di ricevere proprio quella cifra come corrispettivo? Chiedo cortesemente che questa richiesta non venga pubblicata. Cordiali saluti.

 

RISPOSTA

 

Generalmente, il patto di non concorrenza prevede una penale fissa, ad esempio 60.000 euro, e l'indennizzo mensile per ogni mese lavorato presso il datore di lavoro.
Così facendo, il patto di non concorrenza invoglia il dipendente a non rassegnare subito le dimissioni …
Se tu avessi lavorato per 20 anni nella stessa azienda, il datore di lavoro ti avrebbe riconosciuto un indennizzo complessivo pari a 96.000 euro … di gran lunga superiore alla penale di 60.000 euro … Alla base del patto di non concorrenza c'è un'alea: per quanti anni lavorerà il dipendente presso la stessa azienda?
Se il dipendente accetta una penale di 60.000 euro, a fronte di un indennizzo di 400 euro mensili, significa che ha intenzione di lavorare per quell'azienda per almeno 10 – 15 anni … Spero di essere stato abbastanza concreto …
Resto in attesa del testo del patto di non concorrenza da esaminare.
A disposizione per chiarimenti.
Cordiali saluti.

Fonti: