Come non rispondere dei debiti personali del coniuge





Buon Pomeriggio, in dicembre 2018 mi sono sposata (rito civile in separazione dei beni). Sono venuta a conoscenza... dopo il matrimonio... che mio marito ha debiti con il fisco da diversi anni circa dal 2015 (imu, redditi percepiti da contratti di locazione mai dichiarati nei 730, etc); inoltre ha un mutuo ventennale a lui intestato (acceso nel 2010 ed ancora attivo anche se l'immobile, che fu oggetto di mutuo, non è più di sua proprietà avendolo venduto nel settembre 2018. La mia domanda è: il fisco può rivalersi sul mio patrimonio personale immobile e/o mobile ed a me intestato (prima o dopo il matrimonio) per recuperare i soldi di tutte le tasse non pagate da mio marito?

 

RISPOSTA



Assolutamente no, stante il matrimonio civile contratto con il regime patrimoniale della separazione dei beni. I creditori nulla possono nei confronti del tuo patrimonio!



La stessa domanda la faccio per le rate del mutuo non pagate prima o DOPO il matrimonio?

 

RISPOSTA



Il momento dell'inadempimento, relativamente al mancato pagamento delle rate del mutuo, è assolutamente irrilevante, giacché essendo voi coniugati in regime di separazione dei beni, i creditori di tuo marito non potrebbero in nessun caso aggredire il tuo patrimonio personale. L'articolo 215 del codice civile, prevede la titolarità esclusiva dei beni acquistati durante il matrimonio, dal singolo coniuge, sposato in regime di separazione dei beni.

Art. 215 del codice civile - Separazione dei beni.
I coniugi possono convenire che ciascuno di essi conservi la titolarità esclusiva dei beni acquistati durante il matrimonio.


Fermo restando che i beni ed i debiti imputabili al singolo coniuge precedentemente rispetto al matrimonio, faranno capo esclusivamente al predetto coniuge, giacché i diritti e le obbligazioni sono sorte anteriormente rispetto al vincolo coniugale.



Ultima domanda...Ho da poco acquistato un'auto a me intestata, possono aggredirla sempre per i suoi debiti?

 

RISPOSTA



Assolutamente no. Si tratta di un bene personale della moglie, acquistato in pendenza di matrimonio contratto secondo le regole del regime della separazione dei beni.



L'unica cosa che abbiamo in comune è il conto corrente cointestato dove gli viene accreditata la pensione.
Grazie e Cordiali saluti

 

RISPOSTA



Il conto corrente cointestato può essere pignorato entro il limite del 50% del suo valore e il debitore, se l’altro cointestatario non si oppone, ha la possibilità di prelevare le restanti somme.
Se il debito per cui si procede in via esecutiva è pari a 1.000 euro e sul conto corrente cointestato sono accreditati 4.000 euro, il creditore può pignorare fino a 1.500 euro (un ammontare pari alla somma del debito aumentata della metà, al fine di coprire tutte le eventuali spese processuali ed interessi). In questo caso il pignoramento è limitato entro la quota del 50% del debitore esecutato, cointestatario del conto corrente.



***scusate avevo dimenticato di specificare nella richiesta (sia in caso di vita oppure di morte di mio marito)

 

RISPOSTA



In caso di morte di tuo marito, dovrai rinunciare alla sua eredità (asse ereditario composto prevalentemente di debiti), secondo quanto previsto dall'articolo 519 del codice civile.

Art. 519 del codice civile - Dichiarazione di rinunzia.
La rinunzia all'eredità deve farsi con dichiarazione, ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione, e inserita nel registro delle successioni. La rinunzia fatta gratuitamente a favore di tutti coloro ai quali si sarebbe devoluta la quota del rinunziante non ha effetto finché, a cura di alcuna delle parti, non siano osservate le forme indicate nel comma precedente.


La rinuncia all'eredità è l'atto con il quale il chiamato all'eredità dichiara di non volerla accettare, ad esempio perché i debiti del defunto sono superiori ai crediti (in tal caso, dovrà essere effettuata personalmente anche da tutti i discendenti del rinunciante, anche se il costo è per un solo atto). La rinuncia deve avvenire per mezzo di una dichiarazione ufficiale ricevuta dal notaio o dal cancelliere del Tribunale del circondario in cui si è aperta la successione, altrimenti si considera come non avvenuta.

Con la dichiarazione di rinuncia il chiamato all’eredità fa cessare gli effetti verificatisi nei suoi confronti a seguito dell'apertura della successione e rimane, pertanto, completamente estraneo alla stessa. La rinuncia all'eredità non può essere sottoposta ad una condizione o a un termine, né può essere limitata solo ad una quota parte dell'eredità stessa.

La rinuncia, a differenza dell'accettazione, è sempre revocabile: il rinunziante, se non è passato il termine di prescrizione di dieci anni, ha il diritto di accettare fino a che, in seguito al suo rifiuto, un chiamato di grado ulteriore non abbia a sua volta accettato. Il chiamato all'eredità perde la facoltà di rinunciare se sottrae i beni ereditari o se comunque ha venduto o donato beni di appartenenza del defunto.

Per rinunciare all'eredità, bisogna presentarsi presso la cancelleria del Tribunale, previo appuntamento, con i seguenti documenti:
• il certificato di morte (in carta libera);
• la dichiarazione dell’ultima residenza o domicilio del defunto;
• il documento di identità valido del rinunciante;
• la copia del codice fiscale del defunto e del rinunciante;
• la copia autentica dell'eventuale testamento;
• la copia autentica dell'autorizzazione del Giudice Tutelare, se tra i rinuncianti vi sono dei minorenni, persone dichiarate interdette o inabilitate.

Dopo aver reso la dichiarazione davanti al cancelliere e dopo che la cancelleria ha inviato l’atto all’Agenzia delle Entrate (gli atti sono inviati ogni lunedì), occorre effettuare il versamento di € 200,00 con MOD. F23 per il pagamento dell’imposta di registro. La ricevuta del pagamento dovrà essere consegnata in Agenzia delle Entrate che provvederà a comunicare al Tribunale l’avvenuto pagamento. Il Tribunale potrà, quindi, procedere alla registrazione della rinuncia.

Se accetterai l'eredità di tuo marito, risponderai di tutti i suoi debiti, esattamente come avrebbe risposto il dante causa.

È possibile altresì accettare l'eredità di tuo marito con beneficio di inventario. Tale accettazione ha lo scopo di tenere separato il patrimonio del defunto da quello dell'erede, e di conseguenza l'erede risponde di eventuali passività solo nei limiti di quanto ha ereditato.
L'erede che ha accettato l'eredità con beneficio di inventario, risponde dei debiti del de cuius, entro il limite del valore delle attività facenti parte dell'asse ereditario.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: