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Scritto da Giuseppe BRUNO, avvocato

Truffa su Telegram come recuperare i soldi





Gentile Avvocato,
Le scrivo per sottoporle una situazione in cui mi trovo coinvolto e per la quale desidererei ricevere un Suo parere legale in merito alle possibili azioni da intraprendere.
Ho conosciuto una persona online e ho iniziato a sentirla tramite chat su Telegram. Dopo qualche tempo, questa persona mi ha chiesto un aiuto economico per un presunto problema urgente, con la promessa di restituire l’intera somma entro pochi giorni, in seguito all’accredito del proprio stipendio.
Ho quindi effettuato dei bonifici per un totale di € 350, indicando chiaramente nella causale “prestito”.

RISPOSTA

Si tratta di più bonifici, tutti con la causale “prestito”, per un importo complessivo di 350 euro.
La documentazione relativa ad un bonifico con la causale “prestito” rappresenta un valido principio di prova in merito alla natura onerosa del trasferimento (non si tratta di liberalità) tuttavia non si tratta di un'idonea prova scritta per procedere con ricorso per decreto ingiuntivo (art. 634 del codice di procedura civile), al contrario di una scrittura privata di riconoscimento del debito (art. 1988 del codice civile).



Dopo circa due settimane di ritardi e giustificazioni, la persona in questione ha cancellato la chat ed è sparita.

RISPOSTA

Ci sarebbero anche tutti i presupposti per procedere con una querela penale per truffa, reato punito dall'articolo 640 del codice penale.
Mi sento di escludere che questa problematica si possa risolvere con una querela per truffa … difficilmente la Procura della Repubblica si attiverebbe per un importo così basso …
È preferibile procedere con ricorso al giudice di pace!



Fortunatamente, prima di procedere, mi ero tutelato raccogliendo alcune informazioni personali e precisando che avrei agito legalmente in caso di mancata restituzione.
In particolare, sono in possesso di:
- nome e cognome della persona;
- città di residenza;
- numero di conto corrente (IBAN) a lei intestato;
- conversazioni dalle quali emerge chiaramente l’accordo relativo alla restituzione del prestito;
- ricevute dei bonifici con causale “prestito”.

RISPOSTA

Sono di fondamentale importanza le conversazioni avute in chat che dimostrano la volontà di concedere un prestito, anziché una donazione di denaro. Questi ulteriori elementi consentono di trasformare gli indizi di prova, in vere e proprie prove utilizzabili in un processo civile (oppure da allegare alla querela per truffa).



L’unica informazione che non conosco è l’indirizzo di residenza della persona, ma credo possa essere reperibile tramite i servizi di anagrafe comunale o eventualmente attraverso l’IBAN. Vorrei avere conferma da Lei sulla possibilità di ottenerlo in questo modo.

RISPOSTA

Puoi richiedere un certificato di residenza all'ufficio anagrafe del suo comune, specificando le ragioni di giustizia per le quali ti occorre questa informazione.
È molto semplice ottenerlo, anzi si tratta di un vero e proprio diritto del creditore.



La mia intenzione sarebbe la seguente:
1. Inviare una diffida di pagamento fissando un termine preciso per la restituzione;

RISPOSTA

Esatto, lo prevede l'articolo 1219 del codice civile.
Il debitore deve essere costituito in mora tramite una diffida, con la quale gli si concede un termine ultimo (ad esempio 15 giorni) per effettuare il pagamento.
In questo caso la diffida sarà inviata tramite raccomandata a/r presso il suo indirizzo di residenza.



2. In caso di ulteriore inadempienza, valutare un’azione civile (es. decreto ingiuntivo) per recuperare la somma;

RISPOSTA

Ricorso al giudice di pace competente territorialmente in ragione della residenza del tuo debitore.



3. Considerata la dinamica dei fatti, prendere in esame anche la possibilità di presentare querela per truffa o appropriazione indebita.

RISPOSTA

Ci sarebbero tutti i presupposti, ma la vedo molto improbabile che una Procura della Repubblica attivi le indagini per una somma così bassa (tranne che non si tratti di una truffatrice seriale che ha truffato centinaia di persone in buona fede …).
Ad ogni modo, presentare una querela per truffa, presso la stazione dei Carabinieri, la Questura oppure la Procura della Repubblica, non costa nulla …



Le chiedo quindi un Suo parere professionale riguardo:
- La strada più opportuna da intraprendere in questo caso;

RISPOSTA

-Acquisizione dell'indirizzo di residenza.
-Raccomandata a/r di costituzione in mora del debitore.
-Ricorso al giudice di pace, senza l'assistenza dell'avvocato, poiché il valore della causa è inferiore a 1.100 euro (costo 43 euro di contributo unificato).
-Querela penale per truffa presso gli uffici di polizia giudiziaria.



- I costi indicativi di ciascuna procedura;

RISPOSTA

A parte le spese “vive” come il costo della raccomandata a/r, parliamo di 43 euro di contributo unificato per il processo dinanzi al giudice del lavoro.



- Le effettive possibilità di recupero della somma;

RISPOSTA

Considerato che il debitore ha uno stipendio da pignorare, sono molto elevate.



– La possibilità di reperire l’indirizzo di residenza a partire dai dati già in mio possesso.

RISPOSTA

È un tuo diritto, ti devi semplicemente recare presso l'ufficio anagrafe del comune di residenza del debitore.



Resto a disposizione per fornirLe tutta la documentazione necessaria.
La ringrazio per la cortese attenzione e rimango in attesa di un Suo gentile riscontro.
Cordiali saluti,

RISPOSTA

A disposizione per chiarimenti.
Cordiali saluti.

Fonti:

  • Art. 1219, 1988 del codice civile
  • Art. 640 del codice penale
 

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