Uso della cosa comune. Stendere i panni nel cortile condominiale





Nel condominio dove abito, casale del 700 con cortile interno da cui si accede agli appartamenti privati, mi dicono che non posso  stendere i panni nel cortile, e saltuariamente nel portico di accesso allo stabile (quando piove), perchè gli danno fastidio visivamente e me lo vorrebbero vietare.
Lo stendibiancheria non è fisso e viene rimosso quando i panni sono asciutti.
Io gli ho risposto che in virtù dell'articolo 1102  c.c. posso farlo in quanto non altero la destinazione d'uso, rimane sempre un cortile, e che loro ne possono farne parimenti uso (io non gli vieto di prendere il sole con il costumino nel cortile !!). Altra precisazione: 3/4 dei muri del cortile sono i miei e lo stendino lo metto davanti ai miei muri e non pregiudico il passaggio a nessuno; i panni non sciorinano.



RISPOSTA



Non posso che confermare le tue conclusioni: la tua condotta è perfettamente lecita, ai sensi dell’articolo 1102 del codice civile.

Art. 1102 c.c. "Uso della cosa comune"

Ciascun partecipante puo' servirsi della cosa comune, purche' non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto. A tal fine puo' apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il migliore godimento della cosa.
Il partecipante non puo' estendere il suo diritto sulla cosa comune in danno degli altri partecipanti, se non compie atti idonei a mutare il titolo del suo possesso.

Del resto, secondo la Corte di Cassazione ed alla luce di numerose sentenze della giurisprudenza di merito

“E' invalida la delibera assembleare che faccia divieto di accedere alla terrazza comune - destinata esclusivamente per copertura - per stendere i panni e battere i tappeti in quanto tale diritto si fonda sul principio di cui all'art. 1102 c.c., in virtu' del quale ognuno puo' servirsi della cosa comune purche' non ne alteri la destinazione”.

(Trib. civ. Milano, sez. VIII, 14 gennaio 1991)

… ed ancora, per citare altre massime della Corte di Cassazione, in materia di limiti al godimento della cosa condominiale comune.

“L'art. 1102 del codice civile intende assicurare al singolo partecipante, per quel che concerne l'esercizio del suo diritto, la maggior possibilita' di godimento della cosa comune, nel senso che, purche' non resti alterata la destinazione del bene comune e non venga impedito agli altri partecipanti di fare parimenti uso della cosa, egli deve ritenersi libero di servirsi della cosa stessa anche per fine esclusivamente proprio, traendo ogni possibile utilita', senza che possano costituire vincolo per lui forme piu' limitate di godimento attuate in passato dagli altri partecipanti, e puo' scegliere, tra i vari possibili usi quello piu' confacente ai suoi personali interessi”.

“L'uso della cosa comune da parte di ciascun partecipante e' sottoposto dall'art. 1102 c.c. a due limiti fondamentali, consistenti nel divieto di alterare la destinazione della cosa comune e nel divieto di impedire agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto. Pertanto, a rendere illecito l'uso basta il mancato rispetto dell'una o dell'altra delle due condizioni, sicche' anche l'alterazione della destinazione della cosa comune, determinato non soltanto dal mutamento della funzione, ma anche dal suo scadimento in uno stato deteriore, ricade sotto il divieto stabilito dall'art. 1102 c.c.”

“Le due condizioni d'uso della cosa comune, consistenti, a norma dell'art. 1102 c.c., nella non alterazione della cosa stessa e nel non impedimento agli altri comproprietari di farne parimenti uso secondo il loro diritto, debbono necessariamente coesistere, onde a rendere illecito l'uso e' sufficiente la sola alterazione della cosa, determinata non solo dal mutamento della sua funzione ma anche dal suo scadimento a deteriore condizione”.


Tanto premesso, in considerazione della giurisprudenza della Cassazione e di merito, in ragione delle circostanze di fatto riportate nella tua mail, è ragionevole considerare la tua condotta lecita e conforme al dettato normativo, salvo espressa previsione contraria prevista dall’eventuale regolamento condominiale.

Siamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Cordiali saluti.