Parcheggio autoveicoli cortile condominiale. Divieto amministratore condominio.





Buongiorno, vorrei sottoporre il caso relativo al parcheggio di alcune autovetture all'interno del condominio dove abito.

Il fabbricato è composto da n. 6 appartamenti e due cortili, indipendenti uno dall'altro e con singoli ingressi delimitati da rispettivi cancelli, che portano all'accesso dei garage: un cortile a destra che consente l'accesso ai 3 box appartenenti ai condomini proprietari dei 3 appartamenti a destra del fabbricato e un cortile di sinistra con le stesse caratteristiche riportate sopra, ma per la parte sinistra dello stabile.
Il cortile di sinistra risulta essere più grande di quello di destra e (previo accordo verbale fra i tre condomini proprietari dei box ai quali si accede da detto cortile) viene utilizzato da sempre per parcheggiare l'auto (ognuno di fronte al proprio garage) e pur limitando in parte lo spazio di manovra (ma accettato e considerato il fatto che ognuno parcheggia la propria auto fuori dal proprio garage e se trova difficoltà nella manovra può eventualmente spostarla) consente ampiamente l'accesso agli altri garage. Questo comporta l'impossibilità alla eventuale turnazione di fruizione del parcheggio.
Il cortile di destra, per le dimensioni più limitate, non consente questo tipo di utilizzo. Ora si chiede di liberare le parti comuni e di non parcheggiare nessun tipo di autoveicoli. Ripeto, l'accordo verbale è stato fatto tra i tre proprietari degli appartamenti e relativi box e non interferisce in alcun modo all'accesso dell'altro cortile.
E' possibile comunicare all'Assemblea di condominio e farle recepire tale accordo o esiste un altro modo per poter usufruire di tale parcheggi?
Ringrazio per la cortesia e saluto cordialmente.



RISPOSTA



La richiesta di liberare le parti comuni del cortile, evitando di parcheggiare autoveicoli, oltre ad essere assolutamente ragionevole, è conforme alla legge in particolare all’articolo 1102, I comma del codice civile.

Art. 1102 del codice civile. Uso della cosa comune.

Ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto. A tal fine può apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il miglior godimento della cosa.
Il partecipante non può estendere il suo diritto sulla cosa comune in danno degli altri partecipanti, se non compie atti idonei a mutare il titolo del suo possesso.


Il diritto di ciascun comproprietario/condomino trova un fisiologico limite nell’esercizio del medesimo diritto, da parte degli altri comproprietari.
E’ sicuramente possibile far approvare ufficialmente il suddetto accordo, con deliberazione dell’assemblea condominiale, in ossequio ai quorum previsti dall’articolo 1136 I, II e III comma del codice civile.

Art. 1136 del codice civile. Costituzione dell'assemblea e validità delle deliberazioni.

L'assemblea è regolarmente costituita con l'intervento di tanti condomini che rappresentino i due terzi del valore dell'intero edificio e i due terzi dei partecipanti al condominio.
Sono valide le deliberazioni approvate con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell'edificio.
Se l'assemblea non può deliberare per mancanza di numero, l'assemblea di seconda convocazione delibera in un giorno successivo a quello della prima e, in ogni caso, non oltre dieci giorni dalla medesima; la deliberazione è valida se riporta un numero di voti che rappresenti il terzo dei partecipanti al condominio e almeno un terzo del valore dell'edificio.


Tale accordo potrebbe comunque essere recepito da un provvedimento dell’amministratore di condominio, ai sensi dell’articolo 1130, I comma, numero 2 del codice civile.

Art. 1130 del codice civile. Attribuzioni dell'amministratore.

L'amministratore deve:
1) eseguire le deliberazioni dell'assemblea dei condomini e curare l'osservanza del regolamento di condominio;
2) disciplinare l'uso delle cose comuni e la prestazione dei servizi nell'interesse comune, in modo che ne sia assicurato il miglior godimento a tutti i condomini;
3) riscuotere i contributi ed erogare le spese occorrenti per la manutenzione ordinaria delle parti comuni dell'edificio e per l'esercizio dei servizi comuni;
4) compiere gli atti conservativi dei diritti inerenti alle parti comuni dell'edificio. Egli, alla fine di ciascun anno, deve rendere il conto della sua gestione.


Disciplinare l’uso delle cose comuni, rientra nei poteri e nei doveri dell’amministratore di condominio. Ai sensi dell’articolo 1133, del codice civile inoltre,

“I provvedimenti presi dall'amministratore nell'ambito dei suoi poteri sono obbligatori per i condomini. Contro i provvedimenti dell'amministratore è ammesso ricorso all'assemblea, senza pregiudizio del ricorso all'autorità giudiziaria”.

E’ più che sufficiente un provvedimento dell’amministratore di condominio, esposto in luogo ben visibile da tutti i condomini, reso obbligatorio per legge, ai sensi del combinato normativo predisposto dagli articoli 1130 e 1133 del codice civile.

Siamo a disposizione per ulteriori chiarimenti. Cordiali saluti.