Prolungamento periodo preavviso dimissioni





Buongiorno. Mi chiamo _____________________abito nella provincia di Cuneo.
Vi contatto per chiedervi opinione in merito all'estensione del periodo di preavviso in stato di cassa integrazione a zero ore.

Attualmente lavoro per una azienda dove abbiano stipulato un contratto con la clausola dell'estensione del periodo di preavviso ex art. 2118 del codice civile, pari a 6 mesi, per la quale mi viene riconosciuta un certo contributo economico.

Attualmente sono in cassa integrazione a zero ore non anticipata dal 15 di luglio, scadeva il 31 agosto, ma è stata appena prolungata di altre 9 settimane.

Non ho nessuna notizia in merito ad un rientro al lavoro.
Avendo mutuo sto valutando altre realtà lavorative, ma non so come comportarmi per il periodo di preavviso per la presenza di questa clausola.

Se dovessi trovare un posto di lavoro, e dovessi quindi licenziarmi, sicuramente prima andrei a parlare con la proprietà per poter trovare un accordo per una uscita inferiore ai 6 mesi.

Ma nel caso in cui (per assurdo) non abbiano orecchie per accettare le mie dimissioni (cosa moooolto probabile) con tempistiche più brevi, vorrei essere preparato sull'argomento dal punto di vista legislativo.

Mi viene spontaneo ragionare proprio sulla condizione di esistenza/validità della clausola in quanto, in questo periodo di CIG ho ricevuto quanto previsto dal CCNL e niente di più per la validità della clausola.

Quindi mi viene spontaneo considerarla "congelata" fino alla ripresa dell'attività lavorativa, dunque intendere valido il periodo di preavviso previsto per il mio contratto CCNL: Metalmeccanici impiegato tecnico di 4°livello Con anzianità di 20 mesi è previsto un preavviso di 1 mese e mezzo.

Come valutate voi la situazione?
Avete consigli?
Ho interpellato 2 sindacati in merito: la UIL mi ha detto solamente che accordo si cambia con altro accordo, ma questa opinione risale al preCovid.

Un altro mi ha fatto presente che sentenze del TAR in riferimento alle dimissioni in stato di CIG non prevedono preavviso, quindi mi hanno consigliato di dare le dimissioni senza avvisare la proprietà in quanto farebbero decadere lo stato di CIG facendomi rientrare il giorno dopo.

Uno studio di ricerca professionale invece mi consiglia di cercare un accordo: in un primo momento e se negativo allora di procedere per via legale dando peso alle promesse non mantenute e alla stato di incertezza economica e lavorativa.
In sostanza costringere un lavoratore a percepire stipendio dallo stato quando questo può tranquillamente rimettersi ad altre dipendenze.

Queste alla fine risultano essere solo opinioni personali degli interlocutori che cmq ad eventuale dimissioni non danno nessuna certezza sul cosa la legge prevede e considera.

Trovare accordo per 1 mese e mezzo al posto di 6 mesi è bene diverso.

Vi allego il mio contratto lavorativo, nella quale viene specificato il mio rapporto e la dichiarazione di cassa integrazione

 

 

RISPOSTA

 

Sarebbe fin troppo semplicistico consigliarti di risolvere la potenziale vertenza con un accordo transattivo di natura novativa con il datore di lavoro.
Immagino che la domanda a cui rispondere sia invece la seguente: in caso di “muro contro muro” … chi avrebbe la peggio?!
Certamente avrebbe la peggio il dipendente, per i seguenti motivi.

1)abbiamo giurisprudenza che prevede quanto segue: in caso di dimissioni volontarie del dipendente in cassa integrazione a zero ore, il lavoratore non è tenuto a rispettare il periodo di preavviso previsto dalla contrattazione collettiva. Durante i periodi di sospensione dal rapporto per intervento della Cassa integrazione, il dipendente ha facoltà di rassegnare le dimissioni, senza rispettare il periodo di preavviso previsto dalla contrattazione collettiva” (sentenza del Pretore Firenze 11 marzo 1988). Non sei tenuto a rispettare il preavviso previsto dalla contrattazione collettiva, ma sei tenuto a rispettare il preavviso contrattualmente e consensualmente stabilito nel contratto individuale di lavoro, in ragione del quale il dipendente ha incamerato determinate somme di denaro quale corrispettivo specifico del vincolo.

In questo caso, il preavviso stabilito consensualmente nel contratto individuale di lavoro, è sempre dovuto perché anche in cassa integrazione, il lavoratore è a disposizione del datore di lavoro che lo può richiamare in servizio in qualsiasi momento; non solo, il lavoratore ha percepito un corrispettivo per l'incremento consensuale del periodo di preavviso di dimissioni!

In sintesi: se il lavoratore è sospeso a zero ore, certa giurisprudenza ammette che, essendo sospeso il rapporto di lavoro, si possa non rispettare il preavviso stabilito dal CCNL che è invece certamente dovuto in caso di cig con riduzione dell’orario.
… ma in questo caso, non bisogna rispettare il preavviso stabilito dal CCNL ... ma un preavviso consensualmente stabilito nel contratto individuale di lavoro ! E' questo il vero problema per il dipendente in CIG covid!
Non esiste giurisprudenza favorevole al tuo caso, a maggior ragione se consideriamo che il periodo di cassa integrazione covid sarebbe inferiore al termine semestrale di preavviso consensualmente stabilito. Nel tuo caso la CIG finisce prima del termine del preavviso semestrale …

In caso di contenzioso, il tribunale civile potrebbe condannarti alla restituzione di quanto incamerato a titolo di corrispettivo del prolungamento consensuale del termine di preavviso, oltre che al pagamento dell'indennità di mancato preavviso.
Consiglio di cercare un accordo anche “al ribasso” per il dipendente, al fine di evitare un contenzioso dinanzi al tribunale civile che potrebbe avere esiti molto sfavorevoli.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: